Rischi legati all’esposizione alle radiazioni solari

Rischi legati all’esposizione alle radiazioni solari


I cosiddetti “lavoratori outdoor”, specialmente nei mesi estivi e in corrispondenza delle ondate di caldo, sono soggetti a rischi elevati dovuti all’esposizione alle radiazioni solari.

Rischi che, non sono ancora sufficientemente conosciuti e correttamente valutati dai datori di lavoro e dagli stessi lavoratori outdoor.

Per questo motivo parliamo oggi di calore estivo cercando di migliorare la conoscenza delle patologie associate al caldo.

Per avere informazioni su queste patologie facciamo riferimento al documento “Linee di indirizzo per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute”, nella versione aggiornata del mese di marzo 2013. Un documento che contiene una revisione dei contributi originali, contenuti nelle precedenti versioni, elaborati da un gruppo di lavoro istituito dal Ministero della Salute. L’attuale versione tiene conto anche delle Linee Guida elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Ricordando che la vulnerabilità della popolazione agli effetti delle alte temperature e delle ondate di calore estive è funzione del “livello di esposizione, della ‘suscettibilità’ individuale e della capacità di adattamento sia a livello individuale che di contesto sociale e ambientale.

Vediamo di approfondire oggi una delle più conosciute patologie associate al caldo: il colpo di calore.

Il colpo di calore si manifesta “con una ampia gradazione di segni e sintomi a seconda della gravità della condizione.

 I primi segni comprendono una combinazione di sintomi quali debolezza, nausea, vomito, brividi, iperpnea.

Chiaramente i soggetti più colpiti sono, a parità di esposizione e oltre ai bambini, gli anziani, in particolare gli over 75, in cui è frequente la cosiddetta “sindrome clinica da fragilità.

 Vediamo ora gli effetti del colpo di calore su tutto l’organismo:


-rene: l’insufficienza renale acuta è un evento raro che si verifica solo in soggetti già seriamente neuropatici e tardivamente sottoposti a terapia;
-fegato: il danno epatico, sia ischemico che colestatico, culmina 48-72 ore dopo il colpo di calore e può causare un tardivo peggioramento dello stato generale;
-sangue: anemia e, soprattutto, diatesi emorragica legata all’effetto anticoagulante del calore in sé. Non bisogna quindi sottovalutare manifestazioni emorragiche anche modeste come ecchimosi o piccoli ematomi;
-muscoli: episodi di necrosi muscolare portano a flaccidità diffusa;
-cute: iperidrosi, specie ascellare, data la maggiore sensibilità delle ghiandole sudoripare ascellari allo stimolo termico. Può sopravvenire ipoidrosi ‘da esaurimento’, anche se può esserci fin dall’esordio per cause concomitanti (diabete, farmaci anticolinergici ecc.)”.

Nel documento si indica che oltre che curare la disidratazione, “bisogna raffreddare l’organismo nel modo più fisiologico ed efficace possibile. A tal fine il raffreddamento diretto, ovvero da esposizione ad acqua fredda, non è ottimale perché comporta una brusca vasocostrizione e, quindi, richiede un costante monitoraggio”.

Ed è dunque preferibile il “raffreddamento per evaporazione, che si ottiene bagnando il corpo o avvolgendolo in teli di cotone bagnato e, successivamente, esponendolo a flussi di aria calda, non caldissima, come quella che esce da un asciugacapelli a basso regime. La parte della superficie corporea esposta al getto di aria va cambiata continuamente. La procedura va interrotta quando la temperatura rettale scende sotto i 39°C”.


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